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Pillole di COE
a cura di Maria Giuliana Civinini
co-agente governativo davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo, Strasburgo
Numero 1
Il Comitato dei Ministri (CM), l’Assemblea Parlamentare (APCE), il Rappresentante Speciale per le Migrazioni e i Diritti Umani, la Commissaria per i Diritti Umani

Perché questa rubrica

di Maria Giuliana Civinivi

70 anni fa nasceva il CdE per consolidare la pace su fondamenta di giustizia e cooperazione internazionale

continua

Focus su

 

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Il Comitato dei ministri:
una breve introduzione

di Eleonora Montanaro

Il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa (CM) è l’organo decisionale dell’Organizzazione. Il suo ruolo è definito dal capitolo IV dello Statuto del Consiglio d’Europa del 1949: è composto dai ministri degli Affari Esteri dei 47 paesi membri, che si riuniscono annualmente a livello ministeriale e settimanalmente a livello di Rappresentanze Permanenti a Strasburgo. Inoltre, la sua Presidenza si alterna ogni sei mesi, passando ai vari stati membri secondo l’ordine alfabetico dei paesi. Il suo ruolo è fondamentale per il funzionamento dell’Organizzazione, esso infatti considera azioni e prende decisioni necessarie ad assicurare l’attuazione degli obiettivi del Consiglio d’Europa, compresa la conclusione di convenzioni o accordi. I suoi principali poteri e compiti sono l’adozione di Raccomandazioni (non vincolanti per gli stati membri), l’adozione del bilancio dell’Organizzazione, l’attivazione di programmi di cooperazione ed assistenza, nonchè l’importante compito di vigilare sull’esecuzione delle sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo da parte degli Stati. Quest’ultima funzione viene svolta dai Rappresentanti Permanenti nelle riunioni, che si tengono quattro volte l’anno, del CM in formato “Diritti Umani” (CM-DH), il cui compito essenziale è appunto quello di garantire che gli stati membri diano esecuzione alle sentenze della Corte EDU, coadiuvando i paesi in questa azione e monitorando i loro progressi, adottando quindi alla conclusione di ogni caso una risoluzione finale (oppure interinale) che viene immediatamente pubblicata. Il CM è coadiuvato nelle sue decisioni dal Bureau, un organo che lo assiste e ne coordina l’azione: esso è composto dal presidente in carica del Comitato dei Ministri, i due precedenti ed i tre futuri presidenti. All’interno del CM sono poi presenti dei Rapporteur Groups (gruppi con funzioni di relatori), e dei gruppi di lavoro creati ad hoc, che non hanno potere decisionale ma svolgono un importante lavoro di approfondimento e monitoraggio su diverse tematiche, preparando inoltre le decisioni che il CM adotterà durante le sessioni. I Rapporteur Groups lavorano su argomenti quali la democrazia, la cultura, l’ambiente, i diritti umani, le relazioni esterne e la cooperazione legale tra i Paesi Membri.

https://www.coe.int/en/web/cm/about-cm

https://rpcoe.esteri.it/rpcoe/it/consiglio-d-europa/comitato-dei-ministri

 

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La giornata internazionale dei Rom e dei Sinti e la Raccomandazione del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa agli stati membri “I giovani rifugiati dovrebbero ricevere un supporto aggiuntivo anche dopo aver raggiunto la maggiore età”

di Eleonora Montanaro

 

L’8 aprile si è celebrata in tutto il mondo la Giornata Internazionale dei Rom e Sinti, istituita al fine di celebrare la cultura Rom e di ribadire ogni anno l’impegno della comunità internazionale nel proteggere e promuovere la parità di diritti e la non-discriminazione nei confronti di popolazioni Rom, Sinti e Caminanti. Per rinnovare l’impegno del CdE nei confronti di questa ricorrenza, il Presidente del CM, il Ministro degli Affari Esteri della Finlandia Timo Soini, ha rilasciato una dichiarazione in cui sottolinea quanto la situazione delle popolazioni Rom continui a destare preoccupazioni, nonostante i diversi sforzi compiuti dai governi dei paesi membri per assicurare a queste popolazioni un accesso più comprensivo a diritti fondamentali quali la salute, l’alloggio, l’istruzione o l’occupazione. Il Presidente ha ricordato come questa Giornata debba costituire un’opportunità per affermare nuovamente l’impegno degli Stati nei confronti della tutela di questi gruppi di persone, in particolar modo per quanto riguarda donne e ragazze appartenenti alle comunità Rom e Sinti, che ne costituiscono una delle categorie più svantaggiate. Nel suo discorso, il Presidente Soini ha richiamato l’attenzione degli stati membri sull’importanza di garantire un maggiore rispetto dei diritti fondamentali delle persone appartenenti a queste comunità, enfatizzando la necessità di assicurare una maggiore autonomia alle donne, concentrandosi su problemi quali la violenza domestica, il matrimonio forzato e la tratta di esseri umani. In questo contesto, è interessante ricordare la 7° Conferenza internazionale delle donne Rom organizzata dalla Presidenza finlandese del CM, tenutasi dal 25 al 27 marzo 2019, che ha permesso di esaminare queste ed altre tematiche sulle quali il Consiglio d’Europa si concentrerà in futuro.

La Raccomandazione sul supporto ai giovani rifugiati nella loro transizione verso l’età adulta è stata approvata il 24 aprile 2019 dal Comitato dei Ministri del CdE e si colloca all’interno del più ampio lavoro avviato grazie al Piano d’Azione sulla protezione dei rifugiati e dei minori migranti in Europa (2017-2019). Il CM, con questo documento, esprime grande preoccupazione per quanto riguarda la situazione dei giovani rifugiati, che costituiscono uno dei gruppi più vulnerabili e si trovano continuamente ad affrontare il rischio di discriminazioni e violazioni dei propri diritti umani e libertà fondamentali. Infatti, al raggiungimento della maggiore età i giovani rifugiati non ricadono più all’interno del quadro di protezione assicurato della Convenzione sui Diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite, e per questo non godono più dei diritti riservati ai più bambini. Si trovano quindi ad affrontare un cambio radicale per quanto riguarda il loro status e, di conseguenza, la loro possibilità di accedere a servizi essenziali quali l’educazione, la possibilità di un impiego e l’accesso ai servizi sanitari. Inoltre, una particolare attenzione deve essere rivolta ai minori non accompagnati o che sono stati separati dalle proprie famiglie, nonché alle giovani donne rifugiate. Come affermato dal Rappresentante Speciale del Segretario Generale per i migranti e i rifugiati Tomáš Boček, gli stati membri devono lavorare al fine di migliorare l’inclusione sociale dei giovani migranti, in modo da assicurare il miglioramento della loro situazione e di quella delle comunità ospitanti. Il RS Boček ha quindi contribuito a questa prima Raccomandazione del Comitato dei Ministri del CdE sull’assistenza ai giovani rifugiati nella loro transizione all’età adulta, affermando come questo documento possa costituire un modo effettivo anche per affrontare i problemi di radicalizzazione, al fine di costruire società più giuste e inclusive.

Discorso di Timo Soini sulla Giornata Internazionale dei Rom – 8 aprile 2019:
https://www.coe.int/en/web/cm/news/-/asset_publisher/hwwluK1RCEJo/content/international-roma-day-8-april-2019-/16695

Press release sulla Raccomandazione del CM agli stati riguardo i giovani migranti - 24 aprile 2019:
https://search.coe.int/directorate_of_communications/Pages/result_details.aspx?ObjectId=0900001680941a4a

Raccomandazione del CM: Reccomandazione CM/Rec(2019)4 -24 aprile 2019:
https://search.coe.int/cm/Pages/result_details.aspx?ObjectID=09000016809416e1

 

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L’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa:
una breve introduzione

di Silvia Moretti

 

L’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (APCE) è l’organo parlamentare del Consiglio d’Europa. Composta da 648 membri totali rappresentanti dei 47 Stati che fanno parte del Consiglio, si riunisce presso il Palazzo d‘Europa, a Strasburgo, per quattro volte l’anno (gennaio, aprile, giugno ed ottobre). L’obiettivo è quello di condividere idee ed opinioni per rafforzare i valori di democrazia, rule of law e rispetto dei diritti umani, principi fondamentali che caratterizzano tutti gli stati del Consiglio d’Europa.

L’Assemblea parlamentare non può emanare decisioni vincolanti ma è in dialogo costante con governi, parlamenti nazionali, organizzazioni internazionali e società civile. L’APCE svolge molte funzioni fondamentali, prima fra tutte può dare raccomandazioni agli Stati membri, i quali sono obbligati a rispondere. In questo caso, l’Assemblea parlamentare agisce come ‘motore’ del consiglio, portando avanti nuove idee e dirigendo strategicamente gli stati del Consiglio. L’Assemblea può poi condurre indagini riguardo a possibili violazioni dei diritti umani così come interrogare presidenti e primi ministri riguardo a qualsiasi tema di loro interesse. Le elezioni dei singoli stati del CdE possono essere tenute sotto osservazione tramite una delegazione di parlamentari. L’APCE può inoltre negoziare i termini di entrata di uno stato nel Consiglio come può sanzionare gli stati membri tramite sospensione, esclusione dal diritto di voto o espulsione. l’Assemblea parlamentare può essere inoltre motivo di ispirazione per la formazione di nuove leggi nazionali, può dare opinioni su trattati e può lei stessa richiedere opinioni legali alla Commissione di Venezia riguardo a costituzioni o leggi di stati membri. Infine, l’APCE nomina, da una lista di tre candidati proposta da ogni stato, i giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

https://www.coe.int/en/web/cm

https://rpcoe.esteri.it/rpcoe/it/consiglio-d-europa/comitato-dei-ministri

http://www.assembly.coe.int/nw/Home-EN.asp

https://rpcoe.esteri.it/rpcoe/it/consiglio-d-europa/assemblea_parlamentare

 

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L’Assemblea Parlamentare richiede un’azione internazionale contro il riciclaggio di denaro sporco e la necessità di fermare il sessismo e le molestie sessuali nei parlamenti

di Silvia Moretti

 

Durante la sessione di aprile dell’Assemblea parlamentare è stata votata una risoluzione (Doc. 14439) contro il riciclaggio di denaro. La risoluzione è stata presentata sulla base del rapporto “Laundromats: responding to new challenges in the international fight against organised crime, corruption and money laundering”, prodotto dal parlamentare del gruppo ALDE Mart van de Ven. Secondo tale rapporto, il sofisticato schema di riciclaggio, denominato Global Laundromat, ovvero ‘Riciclaggio globale’, avrebbe trasferito 20 miliardi di dollari da società di comodo in Russia a banche in 96 paesi in tutto il mondo. Sarebbero coinvolte anche varie compagnie con sede nel Regno Unito, Cipro, Nuova Zelanda e banche di Estonia e Lettonia. Sempre secondo il rapporto, l’Azerbaijan avrebbe contribuito attraverso attività di corruzione all’interno della stessa Assemblea parlamentare. Questa ha quindi espresso con forza la necessità di combattere, attraverso meccanismi nazionali e di cooperazione internazionale, tali illeciti. La corruzione, il crimine organizzato ed il riciclaggio sono una grave minaccia per lo stato di diritto (rule of law) e di ostacolo allo sviluppo democratico ed economico di tutti gli stati membri del CdE. L’Assemblea parlamentare ha raccomandato quindi agli stati membri, all’Unione europea ed al Comitato dei ministri di potenziare le misure volte a combattere questi meccanismi.

Un altro importante tema trattato durante la sessione di aprile è stato la battaglia al sessismo e alle molestie sessuali (sexism and sexual harassement) in politica e nei parlamenti. La parlamentare Thorhildur Sunna AEvarsdottir, del gruppo SOC, ha proposto la modifica del codice di condotta per fare in modo che venga introdotto un riferimento specifico al sessismo e alla molestia sessuale, nonché un riferimento alla protezione della dignità personale. È stata ribadita la necessità di indagare il fenomeno attraverso surveys (sondaggi), dibattiti pubblici e attraverso l’attivazione di procedure e meccanismi di reclamo all’interno dei parlamenti, nonché con l’attivazione di efficaci sanzioni proporzionali al reato. Si auspica e favorisce poi l’aumento di raccolta dati, azioni di monitoraggio e ricerche riguardo a questo problema così da sensibilizzare sia i parlamenti che la società civile. A questo fine, seguendo la linea della campagna ‘Me Too’ contro la molestia sulle donne (#MeToo), è importante ricordare la campagna di sensibilizzazione lanciata dall’Assemblea nel novembre 2018, ‘Not In My Parliament’ (#NotInMyParliament), movimento al quale tutti i parlamentari sono stati invitati ad aderire.

Articolo APCE: PACE urges international action against money-laundering "laundromats- 11 aprile 2019:
https://www.coe.int/en/web/portal/-/pace-urges-international-action-against-money-laundering-laundromats-

Risoluzione 2279: Laundromats: responding to new challenges in the international fight against organised crime, corruption and money laundering - 11 aprile 2019:
http://assembly.coe.int/nw/xml/XRef/Xref-DocDetails-EN.asp?fileid=27674

Articolo APCE: PACE calls for an end to sexism and sexual harassment in parliaments – 9 aprile 2019:
http://www.assembly.coe.int/nw/xml/News/News-View-EN.asp?newsid=7445&lang=2&cat=8

Articolo APCE:  #NotInMyParliament, a PACE initiative – 23 novembre 2018:
http://www.assembly.coe.int/nw/Page-EN.asp?LID=NotInMyParliament

 

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Il Rappresentante speciale per le migrazioni e i rifugiati

di Marika Ikonomu

 

Il 30 aprile 2019 è terminato il mandato dell’Ambasciatore Tomáš Boček in qualità di Rappresentante speciale per le migrazioni e i rifugiati. Durante l’incarico triennale ha assunto un ruolo di fondamentale importanza nella tutela dei diritti dei migranti e dei rifugiati, accrescendo la visibilità del Consiglio d’Europa in tale ambito. Attraverso la presentazione di diversi rapporti, scaturenti dalle otto missioni realizzate in undici Stati membri, il Rappresentante speciale ha portato all’attenzione del Comitato dei Ministri, nonché degli organi di supervisione e dei diversi comitati intergovernamentali del Consiglio d’Europa, le problematiche di questo fenomeno e ha promosso la cooperazione con altre organizzazioni internazionali, quali l’Unione europea e le Nazioni Unite. Un’attenzione particolare è stata riservata alla protezione dei minori migranti e rifugiati non accompagnati, per la salvaguardia dei quali è stato presentato un piano d’azione biennale (2017-2019), offrendo un supporto agli Stati membri nell’assicurare l’accesso ai diritti e alle procedure child-friendly, nel garantire un’effettiva tutela ed infine nel favorire l’integrazione di quei minori che rimangono in Europa. L’ufficio presso il Segretariato Generale ha inoltre esortato gli Stati ad individuare soluzioni alternative alla detenzione amministrativa, praticata da molti Paesi membri, nel pieno rispetto delle procedure per l’immigrazione e dei diritti umani. Le funzioni del Rappresentante speciale, al termine del mandato, sono state trasferite ad interim alla Direttrice del Gabinetto del Segretario Generale. A partire dal 1° maggio, Tomáš Boček ha assunto l’incarico di nuovo Vicegovernatore della Banca di sviluppo del Consiglio d’Europa, incarico mirato ad alcuni Paesi dell’Europa centrale, orientale e sud-orientale.

https://edoc.coe.int/en/196-migration?page=3

https://www.coe.int/en/web/special-representative-secretary-general-migration-refugees/action-plan

https://www.coe.int/en/web/special-representative-secretary-general-migration-refugees/action-plan-2017

 

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La Commissaria per i diritti umani

di Marika Ikonomu

 

Il Commissario per diritti umani del Consiglio d’Europa è un organo indipendente, imparziale e non giudiziale, introdotto nel 1999 al fine di informare l’intera organizzazione sul livello di tutela dei diritti umani nei 47 Stati membri. Dunja Mijatovic, Commissaria in carica dal 1° aprile 2018, ha presentato al Comitato dei Ministri e all’Assemblea Parlamentare un rapporto relativo al lavoro svolto dal suo ufficio durante il primo anno di mandato.

Tra i temi centrali del monitoraggio, i diritti dei migranti e dei rifugiati: durante la visita in Grecia, ha riconosciuto alcuni sforzi da parte delle autorità e della popolazione greca, nell’accoglienza dei migranti; tuttavia, le condizioni del sistema di accoglienza risultano ancora inferiori al livello minimo di accettabilità. Al Governo greco si richiede, inoltre, di interrompere la pratica della “detenzione di protezione” applicata ai migranti minori non accompagnati, esortando l’individuazione di soluzioni alternative, la promozione di un’educazione inclusiva, nonché l’aumento delle loro chances di integrazione. La Commissaria, osservando che la Grecia da Paese di transito si è trasformato in Paese di destinazione, sollecita la definizione di un piano globale e di una politica di lungo periodo che regoli materie quali i ricongiungimenti familiari, i soggiorni di lunga durata, la naturalizzazione, l’educazione e, in particolar modo, la lotta contro il razzismo e la discriminazione.

Sul piano europeo, Dunja Mijatovic richiama gli Stati all’assunzione e condivisione delle responsabilità in materia migratoria e richiede, a gran voce, che venga creato un sistema di ricerca e salvataggio, effettivamente operativo, e dotato di risorse sufficienti, che rispetti rigorosamente i diritti umani dei migranti durante le operazioni. Aggiunge, poi, che i luoghi di sbarco devono essere conformi ai diritti fondamentali dell’uomo, compresa la garanzia del principio di non-refoulement e la protezione contro ogni forma arbitraria di privazione della libertà.

La situazione dei soggetti della società civile che offrono assistenza ai migranti, richiedenti asilo e rifugiati, secondo la Commissaria, risulta preoccupante, essendo assoggettati ad una crescente pressione, manifestata attraverso un discorso politico ostile e procedimenti penali, e a numerose restrizioni. Riconoscendo il ruolo fondamentale che tali organizzazioni esercitano nella regione del Mediterraneo centrale, esorta gli Stati a permettere alle ONG l’utilizzo dei loro porti, all’utilizzo delle loro capacità di ricerca e di salvataggio affinché non vi sia violazione dei diritti fondamentali dei migranti. Sono numerosi gli Stati del Consiglio d’Europa che, secondo Dunja Mijatovic, censurano le attività dei difensori dei diritti umani e violano gravemente i loro diritti e le loro libertà: così, destano particolare preoccupazione la Macedonia del Nord, l’Ucraina, la Turchia, l’Azerbaijan e la Federazione russa, nonché uno specifico disegno di legge, proposto dal Governo ungherese, volto a punire penalmente le attività delle ONG.

Il rapporto contiene un’ulteriore denuncia in tema di libertà di stampa, da un lato, osservando l’impunità verso crimini commessi nei confronti dei giornalisti, impunità che caratterizza diversi Paesi membri; dall’altro, esigendo un maggiore sforzo per creare condizioni che permettano ai giornalisti di esercitare la loro professione in modo indipendente, senza dover subire pressioni. Tra le minacce alla libertà di stampa, la legislazione antiterrorismo gioca un ruolo allarmante, legislazione che molti Stati stanno attuando in maniera emergenziale, adottando procedure accelerate solitamente in risposta ad attentati terroristici, in un clima di paura. Pur riconoscendo nel terrorismo una grave minaccia per i diritti umani e per la democrazia, nonché evidenziando la necessità di individuare risposte preventive e sanzionatorie nei confronti degli atti terroristici, la Commissaria per i diritti umani ritiene che l’eccessivo ricorso alla legislazione antiterrorismo in Europa sia diventato una preoccupante minaccia alla libertà di espressione e di stampa. L’inadeguatezza di molte legislazioni contro il terrorismo produce dunque una sproporzione nella limitazione del diritto alla libertà di espressione.

Non meno rilevante, la necessità di combattere qualsiasi forma di odio, che miri a disumanizzare l’altro, di intolleranza e xenofobia, in particolar modo nei confronti dei migranti, dei Rom, a tutela dei quali si richiede l’interruzione di violazioni ormai perpetrate da molto tempo, o ancora, delle persone LGBTI, verso cui persistono intolleranza e discorsi d’odio, a cui si può far fronte esclusivamente attraverso una legislazione che offra un riconoscimento giuridico e, per i migranti LGBTI, il riconoscimento dello status di rifugiato.

Report Commissario per i diritti umani (eng) – 1° aprile 2019:
https://search.coe.int/commissioner/Pages/result_details.aspx?ObjectId=090000168093a9a7 

Report Commissario per i diritti umani (fra) – 1° aprile 2019:
https://search.coe.int/commissioner/Pages/result_details.aspx?ObjectId=090000168093a9a8

 

Human rights comments:

 

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Nuova raccomandazione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta al sessismo: colmare il gap nel definire il sessismo

di Kristina Velcikova

 

Negli ultimi anni, sono state lanciate e si sono affermate in tutto il mondo diverse campagne (come ad esempio il movimento #MeToo) che hanno incoraggiato donne a fornire testimonianze di comportamenti sessisti subiti in diversi ambiti, sia pubblici che privati, della loro vita. Queste esperienze hanno mostrato come la violenza di genere e il sessismo continuino ad essere ancora fenomeni diffusi e dilaganti.

In risposta a questo modello di sessismo e stereotipi di genere, il 27 marzo 2019, il Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa (Il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa è per statuto l’organo esecutivo dell’organizzazione). ha adottato una raccomandazione agli Stati membri sulla prevenzione e la lotta al sessismo (“Raccomandazione del Comitato dei Ministri”) che, anche se non giuridicamente vincolante, costituisce il primo strumento giuridico internazionale specifico su questo fenomeno (Raccomandazione CM/Rec(2019)1,  del 27 marzo 2019, del Comitato dei Ministri agli Stati membri sulla prevenzione e la lotta al sessismo).

Il Consiglio d'Europa si è a lungo battuto per prevenire e combattere la violenza contro le donne in tutte le sue forme, incluso il sessismo. La presente Raccomandazione integra ulteriormente l’arsenale di strumenti a disposizione dell’organizzazione nella lotta verso lo sradicamento di questo odioso fenomeno.

Il preambolo della Raccomandazione evidenzia come il sessismo sia una manifestazione delle "relazioni di potere storicamente disuguali" tra donne e uomini, che conducono alla discriminazione e impediscono il pieno progresso delle donne nella società. Viene inoltre sottolineato con preoccupazione che "il sessismo è legato alla violenza contro donne e ragazze, per cui atti di “sessismo quotidiano” fanno parte di un continuum di violenza che crea un clima di intimidazione, paura, discriminazione, esclusione e insicurezza che limita le opportunità e la libertà". Sebbene il sessismo sia vissuto in modo esponenzialmente più ampio da donne e ragazze, la Raccomandazione nota che gli stereotipi di genere e i pregiudizi modellano le norme, i comportamenti e le aspettative di uomini e ragazzi, e quindi conducono a atti sessisti.

Così come la Convenzione di Istanbul, anche la Raccomandazione del Comitato dei Ministri riconosce l’esistenza di molteplici fattori interconnessi che rendono le persone particolarmente vulnerabili alla violenza e al sessismo, comprese le persone intersessuali e transessuali che affrontano "ulteriori e/o maggiori sfide in relazione al sessismo".

Inoltre, la Raccomandazione stabilisce un elenco di aree in cui il sessismo è più diffuso o più probabile che abbia luogo che include ad esempio la lingua, le comunicazioni, internet, social media, discorsi di odio sessista online, pubblicità, ambiente di lavoro, giustizia, educazione, cultura, sport nonché la sfera privata della vita di una persona. Queste aree sono ulteriormente illustrate anche attraverso alcuni esempi di buone pratiche in materia. Queste linee guida forniscono un elenco completo di misure per combattere il sessismo a tre livelli: individuale, istituzionale e strutturale. Tali misure includono misure legislative, programmi di formazione e istruzione, sensibilizzazione, incentivi a cambiare comportamento, sanzioni non penali come il ritiro di finanziamenti pubblici e la criminalizzazione in alcuni casi. Gli Stati possono scegliere le misure più appropriate riguardo alla situazione particolare.

Il Comitato dei Ministri, evidenziando l’assenza di una definizione internazionalmente riconosciuta di sessismo e di uno strumento ad hoc riguardante questo fenomeno, ha adottato una definizione di sessismo di ampia portata che, in sostanza, copre "qualsiasi atto, gesto, rappresentazione visiva, parole dette o scritte, pratica, comportamento" che si basi "sull'idea dell’inferiorità di una persona o di un gruppo di persone in ragione del loro sesso" e che è inflitto con lo scopo o l’effetto specifico di avere un impatto negativo su una persona o un gruppo di persone (Si rinvia all’allegato alla raccomandazione per un elenco delle modalità con cui tale situazione viene creata).

La Raccomandazione del Comitato dei Ministri riconosce il legame tra sessismo e violenza contro donne e ragazze in linea con gli strumenti esistenti a livello europeo (la già citata convenzione di Istanbul) nonché a livello internazionale (ad esempio, la Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne e la sua Raccomandazione generale n. 19).

In questo contesto, il Comitato dei Ministri ha invitato gli Stati membri a) ad adottare misure per prevenire e combattere il sessismo e le sue manifestazioni nel settore pubblico e privato e incoraggiare le parti interessate a mettere in atto legislazioni, politiche e programmi appropriati, attingendo alla definizione e agli orientamenti allegati alla presente raccomandazione; b) monitorare i progressi nell'attuazione della raccomandazione ed informare il Consiglio delle misure intraprese e dei progressi compiuti in questo campo; c) garantire che questa raccomandazione, compresa la sua appendice, sia tradotta e diffusa (in formati accessibili) alle autorità e alle parti coinvolte.

Raccomandazione CM: Recommendation CM/Rec(2019)1 of the Committee of Ministers to member States on preventing and combating sexism:
https://search.coe.int/cm/Pages/result_details.aspx?ObjectId=090000168093b26a

 

 

4 luglio 2019
Osservatorio internazionale
Perché
una nuova rubrica
di Maria Giuliana Civinini


70 anni fa, il 5 maggio  1949,

“i Governi del Regno del Belgio, del Regno di Danimarca, della Repubblica Francese, della Repubblica Irlandese, della Repubblica Italiana, del Gran Ducato di Lussemburgo, del Regno dei Paesi Bassi, del Regno di Norvegia, del Regno di Svezia e del Regno Unito di Gran Bretagna e d’Irlanda del Nord;

persuasi che il consolidamento della pace fondato sulla giustizia e sulla cooperazione internazionale è d’interesse vitale per preservare la società umana e la civiltà;

irremovibilmente legati ai valori spirituali e morali, che sono patrimonio comune dei loro popoli e fondamento dei principi di libertà individuale, libertà politica e preminenza del diritto, sui quali si fonda ogni vera democrazia;

convinti che per tutelare e far progressivamente trionfare questo ideale e per promuovere il progresso sociale ed economico, è necessaria un’unione più stretta fra i paesi europei che sono animati dai medesimi sentimenti;

considerato che per soddisfare a questa necessità e alle aspirazioni manifeste dei loro popoli è necessario fin da subito creare un’organizzazione che unisca gli Stati europei in un’associazione più stretta;

hanno pertanto deciso di costituire un Consiglio d’Europa, composto d’un Comitato di rappresentanti dei Governi e d’una Assemblea Consultiva …” (TdA)

Quei Paesi, sotto l'impatto della tragedia della seconda guerra mondiale, colpiti dall'occupazione nazista, usciti – come nel caso dell'Italia - da una dittatura, consci dell'inguaribile ferita dei campi di concentramento e sterminio,  affermano all'articolo 3 dello Statuto che: "Ogni membro del Consiglio d'Europa riconosce il principio della preminenza del diritto e il principio secondo il quale ogni persona posta sotto la sua giurisdizione deve godere dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali".

Come chiarisce il successivo articolo 4, solo i Paesi capaci di conformarsi a tale imperativo e volenterosi di farlo possono divenire membri del Consiglio d'Europa.

Nuovi Paesi si sono via via uniti al CdE, fino all'allargamento ad Est, dopo la caduta dell'Unione Sovietica e la nascita di nuove democrazie, e agli attuali 47 membri.

Nel tempo, il CdE ha consolidato e ampliato la sua struttura. Il 4 novembre 1950 è stata firmata a Roma la Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, entrata in vigore il 3 settembre 1953, che ha istituto la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo che ha iniziato ad operare nel febbraio 1959. L'Assemblea Consultiva è divenuta l'Assemblea Parlamentare, cui partecipano delegazioni di tutte le Alte Parti contraenti e ad essa è stata affiancata successivamente  l'Assemblea Europea dei rappresentanti elettivi delle comunità locali e regionali. . Nel 1961 è stata adottata la Carta Sociale Europea e nel 1995 è stato previsto un meccanismo di azioni collettive cui l'Italia ha aderito. Nel 1999 è stata istituita un'autorità non giudiziaria indipendente e imparziale per promuovere consapevolezza e rispetto dei diritti umani nei 47 Paesi del CdE, il Commissario per i Diritti Umani. Nel 2002 è stata creata l'ECRI, la Commissione Europea contro il Razzismo e l'Intolleranza, un organismo indipendente di monitoraggio specializzato in lotta al razzismo e ad ogni forma di discriminazione. Importanti convenzioni sono state adottate, come quelle sulla lotta contro la tortura,  contro la corruzione, contro la tratta degli esseri umani, contro la violenza di genere, che hanno previsto la creazione di meccanismi di controllo, il CPT Comitato per la Prevenzione della Tortura, il GRECO Gruppo di Stati contro la Corruzione, il GRETA Gruppo di Stati contro la tratta degli esseri umani, il GREVIO Gruppo di Stati contro la violenza alle donne e la violenza domestica. Per consolidare lo Stato di Diritto, organismi importanti sono stati creati: la CEPEJ Commissione per l'Efficacia della Giustizia che ha elaborato efficaci metodi di misurazione della qualità dei sistemi giudiziari e ultimamente la prima carta etica dell'intelligenza artificiale applicata al settore giustizia, il CCJE Consiglio Consultivo dei Giudici Europei e il CCPE Consiglio Consultivo dei Procuratori Europei che nel corso degli anni hanno elaborato gli standard europei della giustizia, la Commissione di Venezia organo consultivo e di supporto ai processi di riforma dei sistemi elettorali, degli ordinamenti giuridici e dei sistemi giudiziari.

Il CdE è una macchina complessa, composta da molti sofisticati ingranaggi, che necessitano l'uno dell'altro per funzionare correttamente e con efficacia. 

La Corte EDU, cui le Alte Parti contraenti hanno attribuito il potere di constatare la violazione dei diritti riconosciuti dalla  Convenzione, è per varie ragioni l'organo più conosciuto e reputato del CdE. Peraltro, senza il lavoro – a cavallo tra il diritto, la diplomazia e la politica tout court - del Comitato dei Ministri in composizione Diritti Umani, che supporta gli Stati nell'opera complessa e per nulla scontata della messa in opera delle misure generali di esecuzione delle sentenze di condanna della Corte; senza l'opera della CEPEJ coi suoi programmi di supporto al miglioramento dell'organizzazione giudiziaria; senza l'aiuto della Commissione di Venezia in termini di elaborazione di nuove normative e di monitoraggio; senza il lavorio continuo per raggiungere gli standard fissati dal CCJE e dal CCPE; senza il contributo conoscitivo dei meccanismi di monitoraggio; senza questa opera incessante per rafforzare la democrazia e lo Stato di Diritto e per prevenire o rimuovere le cause delle violazioni, le sentenze della Corte rischierebbero di rimanere mere enunciazioni di principio.

Da questi brevi cenni emerge probabilmente già perché sia necessario dedicare la nostra attenzione a questa organizzazione internazionale, non sufficientemente conosciuta se non confusa col Consiglio dell'Unione Europea.

Ma vi sono altre ragioni.

Il Consiglio d'Europa, la cui funzione complessa e importante per la tutela dei diritti dell'uomo abbiamo cercato di tratteggiare, vive oggi una fase di estrema difficoltà. La Russia per due anni non ha pagato il proprio contributo a seguito delle sanzioni impostele dopo l'annessione della Crimea, tra cui la sospensione del diritto di voto nell'Assemblea Parlamentare (il che ha significato tra l'altro che i russi hanno votato per l'elezione dei giudici della Corte EDU del Commissario per i Diritti Umani). La Turchia ha repentinamente cessato di essere uno dei Grandi Contributori del CdE (insieme a Germania, Francia, Italia, GB) dopo che l'Assemblea Parlamentare ha attribuito il Premio Havel per i diritti umani a Murat Arslan, giudice costituzionale turco imprigionato con accuse di appartenere al gruppo guleinista asseritamente responsabile del fallito colpo di stato del 2016. Ne è conseguita una crisi finanziaria che è fatta sempre più importante e che, se non risolta, avrebbe imposto a breve tagli drastici di bilancio dalle conseguenze non prevedibili. La Russia è rientrata con piene prerogative nel corso della sessione parlamentare di giugno di quest'anno, tra il sollievo di chi temeva di lasciare i cittadini di quell'immenso Paese senza protezione convenzionale e l'opposizione di chi ritiene che un Paese dove la Rule of Law non esiste non dovrebbe sedere nel CdE e che ottenere il pagamento di un contributo annuo di 30 ML di euro non è una ragione sufficiente per tenere l'orso (o il lupo) russo nel cuore dell'istituzione.

D'altra parte, la scarsa considerazione se non la svalutazione aperta, il dileggio o l'insulto, che alcuni governanti europei riservano alla Corte e agli organi convenzionali, sono altrettanti gravi elementi di rischio. Certamente, non sarebbe oggi possibile raggiungere lo stesso consenso che ha accompagnato dalla sua nascita ai primi anni '2000 il Consiglio d'Europa e i suoi meccanismi giudiziari e non giudiziari di controllo e monitoraggio.

Per illustrare il ruolo del CdE quale baluardo europeo per l'affermazione e l'attuazione dei Diritti dell'Uomo e dello Stato di Diritto, per permetterne una più profonda conoscenza, per concorrere a proteggerlo, la Redazione di Questione Giustizia ha deciso di dar vita a questa nuova rubrica, che sarà fatta di aggiornamenti veloci e approfondimenti mirati.

Le darà vita un gruppo di giuriste e internazionaliste: Clementina Barbaro, funzionario della CEPEJ, Maria Giuliana Civinini magistrato e Co-Agente del Governo davanti alla Corte EDU, Emma Rizzato magistrato addetto al Gabinetto del Min.Giust membro supplente di GRECO e già distaccata alla CEDU, Kristina Valcikova funzionario del GRETA, Marika Ikonomu Eleonora Montanaro e Silvia Moretti già tirocinanti presso la Rappresentanza Permanente d'Italia davanti al Consiglio d'Europa.