home search menu
Procedimento per decreto e particolare tenuità del fatto
Giurisprudenza e documenti
Procedimento per decreto e particolare tenuità del fatto
di Federico Piccichè
Avvocato del Foro di Monza e membro del Consiglio Direttivo della Scuola Forense di Monza
Nota a Cass. Pen., Sez. I, Sent. 21 dicembre 2016 (dep. 28 marzo 2017), n. 15272

Con la sentenza qui segnalata, la Suprema Corte ha statuito che è «abnorme il provvedimento con il quale il Gip, investito della richiesta di emissione di decreto penale di condanna, disponga la restituzione degli atti al Pubblico Ministero, ritenendo sussistente la causa di non punibilità prevista dall'art. 131 bis cod. pen.»[1].

Nella specie era accaduto che il gip aveva respinto la richiesta di emissione del decreto penale di condanna, proposta dal pubblico ministero contro l'imputato, con contestuale restituzione degli atti, in quanto secondo il giudice la condotta contestata poteva ragionevolmente farsi rientrare nell'alveo applicativo dell'art. 131 bis c.p. «trattandosi di discussione per questioni di viabilità, in seguito alla quale verosimilmente l'indagato non ha neppure percepito di essere obbligato a fornire le proprie generalità»

Il pubblico ministero, nel proporre ricorso avverso tale provvedimento, lo aveva criticato censurandone l'abnormità, avendo determinato una regressione non consentita del procedimento.

Con la sentenza in esame, la Corte accoglie il ricorso del pubblico ministero sulla base del seguente ragionamento.

Innanzitutto la Corte premette che il gip, che sia investito da una richiesta di emissione del decreto penale di condanna, può restituire gli atti al pubblico ministero soltanto in tre casi e, cioè, per questioni attinenti ai profili di legittimità del rito, di qualificazione giuridica del fatto, oppure, di idoneità e/o adeguatezza della pena da infliggere in concreto.

Al di fuori delle suddette tre ipotesi e sempre che non debba pronunciare una sentenza ai sensi dell'art. 129 c.p.p., il gip è obbligato ad emettere il decreto penale oggetto di richiesta.

Di talché la restituzione degli atti che si basi, come è avvenuto nel caso in esame, «su una ipotetica valutazione di applicabilità della particolare causa di non punibilità di cui all'art. 131 bis cod. pen. non può ritenersi consentita dal sistema processuale e concretizza, effettivamente, una ipotesi di abnormità».

La sentenza, però, va oltre e suscita un particolare interesse laddove cerca di conciliare la procedura monitoria di cui agli artt. 459 e ss. c.p.p., caratterizzata dall'assenza di un previo contraddittorio, con il nuovo istituto della particolare tenuità del fatto di cui all'art. 131 bis c.p.

In particolare, la Corte esclude che il giudice delle indagini preliminari, destinatario di una richiesta di emissione del decreto penale di condanna, possa pronunciare ai sensi dell'art. 129 c.p.p. una sentenza di proscioglimento immediato per la ritenuta particolare tenuità del fatto, in quanto la mancanza in tale ipotesi di un previo contraddittorio impedirebbe all'imputato e alla eventuale persona offesa di esercitare il proprio diritto di interloquire in merito alla sussistenza dei requisiti applicativi dell'art. 131 bis c.p.[2].

Un diritto di interlocuzione che il sistema processuale tutela con speciale rigore come risulta dal fatto che, già in sede di procedimento di archiviazione, con l'attuale art. 411 comma 1 bis c.p.p., il legislatore ha imposto al giudice di dichiarare, sussistendone i presupposti, la particolare tenuità del fatto soltanto a condizione che si sia previamente instaurato un contraddittorio con l'indagato e la eventuale persona offesa, dal momento che la dichiarazione della nuova causa di non punibilità prevista dall'art. 131 bis c.p. implica comunque l'accertamento di un fatto tipico, antigiuridico e colpevole[3].

Conseguentemente, pur essendo il giudice delle indagini preliminari destinatario di una richiesta di emissione del decreto penale di condanna, titolare del potere di emettere la sentenza di proscioglimento ai sensi dell'art. 129 c.p.p., «tale possibilità è da escludersi», precisa la Corte, «nella ipotesi di ritenuta sussistenza da parte del giudice della speciale causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto di cui all'art.131 bis cod. pen. e ciò in ragione della particolare natura di tale istituto, che implica la instaurazione del contraddittorio e che comporta l'emissione di un provvedimento non pienamente liberatorio, data la ricorrenza di effetti pregiudizievoli, tra cui la iscrizione nel casellario giudiziale del provvedimento dichiarativo».

Pertanto, secondo la Corte, in sede di procedimento monitorio, la particolare tenuità del fatto potrà trovare applicazione esclusivamente «in sede di formulazione della opposizione al decreto penale già emesso, e dunque dopo l'instaurazione del contraddittorio, nell'ambito delle opzioni processuali spettanti all'opponente».

Nel complesso la pronuncia in esame è di sicuro condivisibile e, per certi aspetti, consente di fare alcune previsioni con specifico riferimento al giudizio immediato e alla sospensione del processo per assenza dell'imputato.

Infatti, sulla scorta del ragionamento seguito dalla Corte, analogamente a quanto previsto per il procedimento per decreto, il gip, destinatario di una richiesta di giudizio immediato, non potrebbe emettere una sentenza di proscioglimento ai sensi dell'art. 129 c.p.p., ritenendo sussistente la causa di non punibilità prevista dall'art. 131 bis c.p., in quanto tale pronuncia verrebbe resa al di fuori di un contraddittorio «in violazione, appunto, della regola della necessaria preventiva interlocuzione delle parti in ordine alla sussistenza dei presupposti richiesti dall'art. 131 bis c.p.»[4].

Ugualmente, una pronuncia liberatoria ai sensi dell'art. 129 c.p.p. dichiarativa della particolare tenuità del fatto non potrebbe neppure essere adottata, in forza dell'art. 420 quater secondo comma c.p.p., in sede di sospensione del processo nei confronti dell'irreperibile, essendo in questo caso assente per definizione l'imputato, che conseguentemente si vedrebbe deprivato del suo diritto di interloquire preventivamente in merito alla applicabilità della causa di non punibilità in questione.



[1] La massima è tratta direttamente dal sito della Corte Suprema www.cortedicassazione.it.

[2] In questi termini si sono già espresse M. Guerra e A. Pompei, Depenalizzazione e particolare tenuità del fatto, a cura di Domenico Carcano, Giuffrè Editore, pag. 172.

[3] Non va dimenticato, poi, che la sentenza penale irrevocabile di proscioglimento pronunciata per particolare tenuità del fatto in seguito a dibattimento o a norma dell'art. 442 c.p.p., salvo in quest'ultimo caso che vi si opponga la parte civile che non abbia accettato il rito abbreviato, ha efficacia di giudicato nel giudizio civile o amministrativo per le restituzioni e il risarcimento del danno quanto a sussistenza del fatto, illiceità penale e attribuibilità al suo autore e il relativo provvedimento, anche se di archiviazione, va iscritto nel casellario giudiziale.

[4] Le parole sono di M. Guerra e A. Pompei, Depenalizzazione e particolare tenuità del fatto, cit., pag. 172; peraltro, nella stessa pagina proprio con riferimento al rito immediato, le Autrici proseguono, testualmente, ricordando che «secondo l'opinione prevalente della giurisprudenza di legittimità, questa tipologia procedimentale non consente al giudice, nemmeno in linea generale, la pronuncia di una sentenza ex articolo 129 c.p.p., ma solo la possibilità di emettere il decreto che dispone il giudizio o, in alternativa, di rigettare la richiesta ordinando la restituzione degli atti al pubblico ministero».

21 aprile 2017
Se ti piace questo articolo e trovi interessante la nostra rivista, iscriviti alla newsletter per ricevere gli aggiornamenti sulle nuove pubblicazioni.
Articolo 131-bis codice penale e giudice di pace
Articolo 131-bis codice penale e giudice di pace
di Elena Nadile
Le Sezioni unite sanciscono l'inapplicabilità della causa di non punibilità con riferimento ai reati appartenenti alla competenza del giudice di pace
23 gennaio 2018
Ancora in tema di continuazione e particolare tenuità del fatto
Ancora in tema di continuazione e particolare tenuità del fatto
di Federico Piccichè
Nota a Cass. Pen., Sez. V, Sent. 31 maggio 2017 (dep. 19 luglio 2017), n. 35590, Pres. Palla, Rel. Gorjan
22 settembre 2017
Continuazione e particolare tenuità del fatto
Continuazione e particolare tenuità del fatto
di Federico Piccichè
Nota a Cass. Pen., Sez. II, Sent. 29 marzo 2017 (dep. 26 aprile 2017), n. 19932, Pres. De Crescienzo, Rel. Pellegrino
3 luglio 2017
L'applicazione della causa di non punibilità di cui all'art. 131 bis c.p. al vaglio delle Sezioni Unite in relazione all'art.186 C.d.s.
L'applicazione della causa di non punibilità di cui all'art. 131 bis c.p. al vaglio delle Sezioni Unite in relazione all'art.186 C.d.s.
di Elena Nadile
Sulle due recenti pronunce delle Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione in relazione all’operatività della nuova causa di non punibilità rispetto ai reati di guida in stato di ebbrezza e di rifiuto di sottoporsi al test alcolemico
26 ottobre 2016
Messa alla prova e tenuità del fatto nella giurisprudenza di legittimità
Messa alla prova e tenuità del fatto nella giurisprudenza di legittimità
di Giovanni Zaccaro
Una ricognizione sui principali approdi interpretativi in materia di messa alla prova e tenuità del fatto
6 ottobre 2016
Breve introduzione al nuovo istituto della non punibilità del fatto per particolare tenuità
Breve introduzione al nuovo istituto della non punibilità del fatto per particolare tenuità
di Paola Di Nicola
Profili sostanziali e primi orientamenti giurisprudenziali
16 novembre 2015
La nuova causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto non opera un'abolitio criminis
La nuova causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto non opera un'abolitio criminis
di Federico Piccichè
Nota a Cass. Pen., Sez. 3, 24 giugno 2015 (dep. 18 agosto 2015), n. 34932, Pres. Amedeo, Rel. Pezzella
27 ottobre 2015
La non punibilità per la particolare tenuità del fatto. Minime riflessioni “a caldo”
La non punibilità per la particolare tenuità del fatto. Minime riflessioni “a caldo”
di Simone Perelli
Non è difficile prevedere che il nuovo istituto, introdotto nel nostro ordinamento con il decreto legislativo n.28/2015, impegnerà intensamente la dottrina nei prossimi anni
10 luglio 2015
Inammissibile la richiesta di revoca della sentenza per abolizione del reato in conseguenza della sopravvenuta causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto
La non punibilità per particolare tenuità del fatto
La non punibilità per particolare tenuità del fatto
di Emanuela Francini
Profili procedurali e prime pronunce giurisprudenziali
12 giugno 2015
Newsletter


Fascicolo 2/2018
L’ospite straniero.
La protezione internazionale
nel sistema multilivello di tutela
dei diritti fondamentali
Giurisprudenza e documenti
Open Arms e Sea Watch, la richiesta di archiviazione della Procura di Palermo
Open Arms e Sea Watch, la richiesta di archiviazione della Procura di Palermo
Pubblichiamo, in attesa di commenti più approfonditi, la richiesta di archiviazione formulata dalla Procura della Repubblica di Palermo – accolta dal gip – in relazione ad un procedimento penale in cui si ipotizzava, a carico di ignoti, la commissione dei reati di associazione per delinquere (art. 416, comma 6, cp) e favoreggiamento dell’immigrazione irregolare sul territorio nazionale (art. 12, d.lgs n. 286/1998)
21 giugno 2018
La confusione dei crediti erariali dopo la confisca di prevenzione
La confusione dei crediti erariali dopo la confisca di prevenzione
di Luigi Petrucci
La risoluzione n. 114/E emanata dall’Agenzia delle entrate il 31 agosto 2017 detta l’interpretazione dell’art. 50, comma 2, d.lgs n. 159/2011 in tema di confusione dei crediti erariali alla quale si dovranno attenere gli uffici finanziari. Pur essendo un atto formalmente volto all’interpretazione della normativa vigente, il modo innovativo in cui affronta molte delle questioni che si erano poste nella prassi e nei commenti dottrinali lo rende un atto sostanzialmente innovativo dell’ordinamento, destinato ad incidere in modo profondo nell’amministrazione dei beni in sequestro e nella fase di verifica e pagamento dei crediti sorti ante e post sequestro. L’articolo si propone di illustrare le novità in materia e le ricadute sugli adempimenti fiscali dell’amministratore giudiziario in continuità con un precedente intervento dell'Autore su questa Rivista*
15 giugno 2018
Condannati inadempienti ed estinzione del reato. Nota a Cassazione, sez. I penale, n. 10235/2018
Condannati inadempienti ed estinzione del reato. Nota a Cassazione, sez. I penale, n. 10235/2018
di Federico Bardelle
Il condannato con decreto penale, il quale non paghi la sanzione pecuniaria, può beneficiare comunque dell'effetto estintivo di cui all’art. 460, comma cinque, cpp, se l'organo esecutivo competente non ha attivato l'esecuzione della pena inflitta
5 giugno 2018
Quale sanzione per il licenziamento tardivo?
Commento alla sentenza della Cassazione n. 30985/2017 (Sez. Unite)
Quale sanzione per il licenziamento tardivo? Commento alla sentenza della Cassazione n. 30985/2017 (Sez. Unite)
di Anna Terzi
Attraverso l’esercizio del potere disciplinare il datore di lavoro può imporre l’esatto adempimento della prestazione, colpendo con la sanzione la condotta non conforme. Il trascorrere del tempo senza contestazioni è invece significativo di una valutazione datoriale di fiducia sull’esatto adempimento della prestazione per il futuro, senza necessità di un intervento sanzionatorio. Il licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, massima sanzione disciplinare, presuppone un inadempimento talmente grave da far venire meno l’elemento fiduciario. Non vi può essere compatibilità tra l’assenza di contestazioni protratta per lungo tempo in ordine alla condotta pienamente conosciuta che si assume inadempiente e l’interesse del datore di lavoro a sanzionarla, e tanto meno tra l’assenza di contestazioni e l’elisione dell’elemento fiduciario del rapporto.
21 maggio 2018
La giurisprudenza del Tribunale di Roma dopo il revirement della Corte di cassazione sull’assegno divorzile
La giurisprudenza del Tribunale di Roma dopo il revirement della Corte di cassazione sull’assegno divorzile
di Franca Mangano
Nell’ultimo anno i giudici della I Sezione civile del Tribunale di Roma si sono confrontati con la sentenza n. 11504/2017 valorizzando, per quanto possibile, gli aspetti di continuità con la precedente giurisprudenza, in vista di una interpretazione dell’istituto dell’assegno divorzile adeguata alla mutata fisionomia del matrimonio ma anche coerente con i principi di solidarietà garantiti dalla Costituzione, nell’auspicio che le Sezioni unite prestino attenzione allo sforzo ricostruttivo dei giudici di merito.
10 maggio 2018
La repressione penale del commercio dei prodotti contraffatti fra vendite in rete e venditori abusivi di strada: gli interessi protetti*
La repressione penale del commercio dei prodotti contraffatti fra vendite in rete e venditori abusivi di strada: gli interessi protetti*
di Elisa Pazè
In materia di commercio di prodotti contraffatti si assiste ad un intreccio di fattispecie penali e ad una stratificazione di interpretazioni giurisprudenziali; l’esame degli intrecci e delle stratificazioni permette di constatare che i reali interessi oggetto della tutela penale sono sempre meno la fede pubblica o l’interesse del singolo consumatore o della generalità dei consumatori, e sempre più i diritti di proprietà intellettuale, alla cui tutela penale spesso si provvede con la contestazione di fattispecie incriminatrici che nacquero a presidio di altri beni giuridici. Il presente contributo è l’occasione per un’ulteriore riflessione su un tema che attraversa la quotidiana esperienza di molti operatori giudiziari e ci ricorda ancora una volta che l’attività di interpretazione delle norme non è mai un’attività neutra.
9 maggio 2018