home search menu
La rilevanza penale dei fumetti pedopornografici
Giurisprudenza e documenti
La rilevanza penale dei fumetti pedopornografici
di Federico Piccichè
Avvocato del Foro di Monza e membro del Consiglio Direttivo della Scuola Forense di Monza
Nota a Cass. Pen., Sez. III, Sent. 13 gennaio 2017 (dep. 9 maggio 2017), n. 22265, Pres. Fiale, Rel. Rosi

La sentenza che si annota, affronta la questione se i fumetti di natura pedopornografica possano farsi rientrare nell'ambito operativo dell'art. 600 quater 1 cp, che punisce la pornografia virtuale.

Nel caso di specie il Tribunale di Brescia condannava l'imputato per il reato di cui all'art. 600 quater 1 cp per essersi consapevolmente procacciato, tramite il programma eMule, e aver detenuto nel proprio computer circa 95.000 files di pornografia virtuale, contenenti immagini di soggetti minori degli anni 18 coinvolti in attività sessuali «nella foggia di disegni o rappresentazioni fumettistiche», con l'aggravante dell'ingente quantità del materiale scaricato.

La Corte di appello, accogliendo il gravame proposto dall'imputato, assolveva quest'ultimo per l'insussistenza del fatto, atteso che nelle rappresentazioni incriminate «non apparivano effigiati minorenni, per così dire veri, ossia realmente esistenti e non erano state utilizzate immagini, o parti di immagini reali, di soggetti minori degli anni 18».

Contro la sentenza di secondo grado, il Procuratore generale presso la Corte di appello proponeva ricorso per Cassazione per violazione di legge in relazione all'art. 600 quater 1 cp, chiedendone l'annullamento.

In particolare, secondo il Procuratore generale, l'art. 600 quater 1 cp andava applicato anche ai fumetti di natura pedopornografica, dal momento che tale norma è destinata a punire la detenzione consapevole di immagini virtuali «che siano in grado, per la loro capacità di far apparire vere situazioni non reali, di alimentare la libidine sessuale verso i minori».

Con la sentenza in commento, la Corte suprema accoglie il ricorso proposto dalla Procura generale.

Più in dettaglio, la Corte, dopo aver premesso alcuni cenni sulla nozione di pedopornografia e, più in generale, sul concetto di pornografia, inizia il suo ragionamento ricordando che il legislatore, con l'introduzione dell'art. 600 quater 1 cp, ha ampliato e rafforzato la tutela penale contro la pornografia minorile e la detenzione di materiale pedopornografico, estendendola anche alla pedopornografia virtuale.

L'art. 600 quater 1 cp, infatti, recita testualmente: «Le disposizioni di cui agli articoli 600 ter e 600 quater si applicano anche quando il materiale pornografico rappresenta immagini virtuali realizzate utilizzando immagini di minori degli anni diciotto o parti di esse, ma la pena è diminuita di un terzo. Per immagini virtuali si intendono immagini realizzate con tecniche di elaborazione grafica non associate in tutto o in parte a situazioni reali, la cui qualità di rappresentazione fa apparire come vere situazioni non reali».

Ciò premesso, la Corte evidenzia che il bene giuridico protetto dalla fattispecie incriminatrice di pedopornografia virtuale è da identificarsi nella libertà sessuale dei bambini e/o bambine «da intendersi quale categoria di persone destinatarie della tutela rafforzata della intimità sessuale».

Secondo la Corte, coloro che producono, diffondono e detengono materiale pedopornografico virtuale vanno perseguiti perché, con le proprie condotte, alimentano «l'attrazione per manifestazioni di sessualità rivolte al coinvolgimento di minori», mettendo in pericolo il bene intangibile della personalità ancora in formazione del minorenne.

Da questo discende che la pedopornografia virtuale rileva sul piano penale anche quando viene realizzata senza utilizzare immagini di “minori reali”, dal momento che ad essere tutelata non è soltanto la libertà sessuale del bambino reale eventualmente effigiato[1], ma anche la personalità e lo sviluppo dei soggetti minorenni intesi come categoria in generale.

Lo scopo della criminalizzazione delle condotte di produzione, diffusione e possesso di immagini pedopornografiche virtuali consiste nell'evitare che tali immagini possano divenire lo strumento «per sedurre dei soggetti minori od invitarli a partecipare ad attività sessuali».

Ovviamente, la Corte non manca di sottolineare che la pedopornografia virtuale può essere punita ai sensi dell'art. 600 quater 1 cp soltanto quando consti di foto o filmati, che siano in grado di suggerire la reale esistenza delle persone rappresentate.

Sicché, secondo i giudici di legittimità, nell'ambito dell'art. 600 quater 1 cp possono farsi rientrare anche i disegni o le pitture, a condizione però che essi siano idonei a suscitare nello spettatore «l'idea che l'oggetto della rappresentazione pornografica sia un minore».

Anche per questo la Corte tiene a precisare che il delitto in questione è un reato di pericolo concreto, nel senso che il prodotto informatico di tipo pedopornografico deve essere qualitativamente dotato di una propria «capacità rappresentativa di soggetti minorenni coinvolti in attività sessuali».

Conseguentemente, anche la produzione, diffusione e detenzione di una rappresentazione fumettistica, specialmente se ottenuta con tecniche digitali altamente sofisticate, può andare incontro alle sanzioni stabilite dall'art. 600 quater 1 cp, se è in grado di fare «apparire come vere situazioni ed attività sessuali implicanti minori, che non hanno avuto alcuna corrispondenza con fatti della realtà».

Sulla base di quanto sopra esposto, la Corte censura la sentenza impugnata per avere escluso la sussistenza del fatto soltanto perché le immagini incriminate rappresentavano minori di fantasia «ritenendo per ciò solo esclusa ogni riferibilità, seppure apparente, ad una situazione rappresentativa di accadimenti reali», atteso che, come si è visto, anche il disegno pedopornografico di un minore di fantasia, che sia del tutto simile a un minore reale, va ricompreso nella definizione data dall'art. 600 quater 1 cp.

Per concludere la sentenza appare condivisibile e, soprattutto, coerente nelle sue argomentazioni.

Se, come si è visto, l'art. 600 quater 1 cp serve a proteggere i percorsi di crescita del soggetto minorenne, è indubbio che tale norma, per raggiungere questo obiettivo, deve perseguire coloro che producono, diffondono e/o detengono immagini virtuali pedopornografiche che, proprio per la loro alta capacità evocativa di situazioni reali, siano potenzialmente in grado di sedurre o traviare minori.

Il punto però più importante della sentenza è quello in cui la Corte classifica il delitto di pedopornografia virtuale come un reato di pericolo in concreto.

Ciò significa che, per rilevare sul piano penale, l'immagine pedopornografica virtuale, che può essere anche un fumetto o un cartone animato, deve avere una qualità rappresentativa «tale da far apparire come accadute o realizzabili nella realtà e quindi vere, ovvero verosimili, situazioni non reali, ossia frutto di immaginazione di attività sessuali coinvolgenti bambini/e».

Diversamente, se l'immagine pedopornografica virtuale per la sua grossolanità e rozzezza non ha la forza in concreto di rappresentare un minore in carne ed ossa, essa sfuggirà all'applicazione dell'art. 600 quater 1 cp.                                                                                                                                                                                                                                             



[1] Questa ipotesi può verificarsi nel caso in cui l'immagine pedopornografica contenga il volto reale di un bambino aggiunto a un corpo realizzato virtualmente.

13 luglio 2017
Se ti piace questo articolo e trovi interessante la nostra rivista, iscriviti alla newsletter per ricevere gli aggiornamenti sulle nuove pubblicazioni.
Lesioni colpose stradali grave o gravissime: figura autonoma di reato o circostanza aggravante ad effetto speciale?
Lesioni colpose stradali grave o gravissime: figura autonoma di reato o circostanza aggravante ad effetto speciale?
di Federico Piccichè
Nota a Cass., Pen., Sez. IV, Sent. 16 maggio 2017 (dep. 15 settembre 2017), n. 42346, Pres. Bianchi, Rel. Ranaldi
15 novembre 2017
L'editoriale del n. 3/2017
L'editoriale del n. 3/2017
di Renato Rordorf
Due gli obiettivi al centro di questo numero: “A cosa serve la Corte di cassazione?”, “Le banche, poteri forti e diritti deboli”
13 novembre 2017
La Cassazione si cimenta sulla firma digitale: solo CAdES o anche PAdES? 
Istruzioni per l’uso
La Cassazione si cimenta sulla firma digitale: solo CAdES o anche PAdES? Istruzioni per l’uso
di Gianmarco Marinai
Commento all’ordinanza n. 20672/2017 di rimessione alle Sezioni unite della questione concernente gli effetti della violazione delle disposizioni tecniche specifiche sulla forma degli “atti del processo in forma di documento informatico”
19 ottobre 2017
L’affidamento del minore e la continuità affettiva: rivisitazione dell’<i>adozione mite</i> e nuove prospettive in tema di adozione
L’affidamento del minore e la continuità affettiva: rivisitazione dell’adozione mite e nuove prospettive in tema di adozione
di Valeria Montaruli
Pubblichiamo la relazione in tema di affidamento del minore tenuta a Catania il 13 giugno 2017
6 ottobre 2017
L’“evoluzione” dell’assegno di divorzio. Una recente decisione della suprema Corte, tra nomofilachia e creazione giudiziaria del diritto
Ancora in tema di continuazione e particolare tenuità del fatto
Ancora in tema di continuazione e particolare tenuità del fatto
di Federico Piccichè
Nota a Cass. Pen., Sez. V, Sent. 31 maggio 2017 (dep. 19 luglio 2017), n. 35590, Pres. Palla, Rel. Gorjan
22 settembre 2017
Il Consiglio superiore della magistratura, la discrezionalità ed il criterio attitudinale della specializzazione nelle funzioni per la selezione dei dirigenti degli uffici minorili
Il Consiglio superiore della magistratura, la discrezionalità ed il criterio attitudinale della specializzazione nelle funzioni per la selezione dei dirigenti degli uffici minorili
di Ezia Maccora
Il potere di scelta dei dirigenti degli uffici giudiziari appartiene alla discrezionalità del Consiglio superiore della magistratura che la attua attraverso una motivata comparazione tra le esperienze professionali dei magistrati–candidati nel rispetto della normativa secondaria. Per gli uffici specializzati la scelta non può essere in danno al corretto peso da attribuire alla valenza attitudinale costituita dalla pregressa esperienza nel settore specifico dell’ufficio da conferire
11 settembre 2017
La Cedu chiede all’Italia la soppressione del Tribunale per i minorenni? Anche no…
Dodici donne per il vertice della Cassazione
Dodici donne per il vertice della Cassazione
di Donatella Stasio
Dal 20 luglio al 30 settembre si può presentare domanda per la prima presidenza e le potenziali candidature femminili, interne ed esterne al Palazzaccio, sono almeno 12. Il Csm alla “prova di genere”. Mai più un caso-Luccioli
18 luglio 2017
Continuazione e particolare tenuità del fatto
Continuazione e particolare tenuità del fatto
di Federico Piccichè
Nota a Cass. Pen., Sez. II, Sent. 29 marzo 2017 (dep. 26 aprile 2017), n. 19932, Pres. De Crescienzo, Rel. Pellegrino
3 luglio 2017
Newsletter


Fascicolo 3/2017
A cosa serve la Corte di cassazione?
Le banche, poteri forti e diritti deboli
Giurisprudenza e documenti
Lesioni colpose stradali grave o gravissime: figura autonoma di reato o circostanza aggravante ad effetto speciale?
Lesioni colpose stradali grave o gravissime: figura autonoma di reato o circostanza aggravante ad effetto speciale?
di Federico Piccichè
Nota a Cass., Pen., Sez. IV, Sent. 16 maggio 2017 (dep. 15 settembre 2017), n. 42346, Pres. Bianchi, Rel. Ranaldi
15 novembre 2017
Breve commento all’ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Bologna del 31 agosto 2017
Breve commento all’ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Bologna del 31 agosto 2017
di Sabrina Bosi
Nella motivazione, il tribunale scevera diverse tematiche inerenti la materia delle misure di sicurezza
24 ottobre 2017
Il licenziamento nullo per illiceità della causa o frode alla legge
Il licenziamento nullo per illiceità della causa o frode alla legge
di Marco Vitali
Con la sentenza n. 687 del 4 novembre 2016, il Tribunale di Vicenza ha dichiarato la nullità di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo poiché intimato in frode alla legge, ai sensi dell’art. 1344 cc, ed ha applicato la tutela reintegratoria prevista al comma 1 dell’art. 18 Statuto dei lavoratori, nel testo modificato dalla legge n. 92/2012. Il caso induce ad alcune riflessioni attorno alla novella introdotta con il d.lgs n. 23/2015 che ha elevato a regola la tutela indennitaria, escludendo del tutto la tutela reintegratoria per i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo. Nonostante la restrizione delle tutele così attuata, le categorie civilistiche della nullità – in particolare l’illiceità della causa – devono ritenersi operanti nella materia dei licenziamenti
11 ottobre 2017
Discriminazioni per età: Cenerentola ha perso per sempre la sua scarpetta
Discriminazioni per età: Cenerentola ha perso per sempre la sua scarpetta
di Federico Grillo Pasquarelli
Con l’attesa sentenza sul caso Abercrombie la Corte di giustizia Ue ha dichiarato che il contratto di lavoro intermittente – che, in base all’art. 34 d.lgs 276/2003, poteva essere concluso “in ogni caso” con soggetti di età inferiore a 25 anni – e persino la sua cessazione automatica al compimento dei 25 anni, non contrastano con la Direttiva 2000/78 e con il principio di non discriminazione per ragioni di età: la sentenza, che trascura la precedente giurisprudenza della stessa Cgue, non convince sotto vari profili
2 ottobre 2017
L’“evoluzione” dell’assegno di divorzio. Una recente decisione della suprema Corte, tra nomofilachia e creazione giudiziaria del diritto
Ancora in tema di continuazione e particolare tenuità del fatto
Ancora in tema di continuazione e particolare tenuità del fatto
di Federico Piccichè
Nota a Cass. Pen., Sez. V, Sent. 31 maggio 2017 (dep. 19 luglio 2017), n. 35590, Pres. Palla, Rel. Gorjan
22 settembre 2017