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Donne, conflitti, violenza
Osservatorio internazionale
Donne, conflitti, violenza
di Luigi Marini
Legal adviser Permanent Mission of Italy to the U.N.*

Sotto la presidenza francese il Consiglio di Sicurezza ha organizzato il 2 giugno scorso un dibattito aperto dedicato alla violenza sulle donne e sui minori nelle aree di crisi e di conflitto.

È questo un tema che da molto tempo occupa il confronto nelle sedi Onu, da Ginevra a New York e che impegna in termini concreti sia le strutture Onu che le Ong e una parte delle realtà nazionali e regionali.

Negli ultimi diciotto mesi sono stati numerosi i dibattiti organizzati presso l’Onu a New York sul ruolo di donne e giovani, muovendo da punti di vista diversi e complementari: vittime degli atti di violenza dettati da estremismo o terrorismo; vittime di abusi, anche sessuali; vittime costrette a compiere a loro volta atti di violenza, inclusi attentati suicidi; attori intenzionali di reclutamento di nuovi aderenti ai movimenti estremisti o terroristi; figure essenziali e imprescindibili di ogni progetto di contro-narrativa e di contrasto all’ideologia estremista; figure essenziali di ogni processo di pacificazione post-conflitto e di giustizia riparativa; necessari protagonisti dei processi di sviluppo sostenibile e di sviluppo alternativo1.

Una segnalazione particolare meritano il dibattito organizzato nel settembre 2015 dal Comitato anti-terrorismo del Cds e dedicato proprio a Donne e terrorismo e quello dello scorso aprile dedicato a Donne e contrasto all’estremismo violento, nel corso dei quali è stato sottolineato come le donne possano rivestire un ruolo fondamentale nel contrastare le spinte estremiste sia all’interno dell’ambito familiare sia nel contesto delle comunità locali, come dimostrano molte buone pratiche che hanno luogo nelle aree di crisi, soprattutto in Africa, e in Paesi complessi come la Tailandia.

Tornando al 2 Giugno, il dibattito si è aperto con un breve intervento del Segretario generale, che ha richiamato il proprio rapporto dedicato a Donne, Pace e Sicurezza, e con due relazioni di apertura oltre all’intervento della rappresentante di una Ong. Le due relazioni sono state presentate da Zainab Hawa Bangura (Special representative of the Secretary-general on sexual violence in conflict) [LEGGI QUI] e Maria Grazia Giammarinaro (Special rapporteur on trafficking in persons, expecially women and children) [LEGGI QUI].

Metto a disposizione il testo delle due relazioni, che non hanno bisogno di commenti. Aggiungo il testo dell’intervento proposto dalla Rappresentanza permanente d’Italia [LEGGI QUI].

Mi limito a due sole osservazioni.

Con la prima vorrei sottolineare l’importanza di una sede di coordinamento, quale solo le Nazioni unite possono oggi essere, che sia in grado di mettere allo stesso tavolo esperienze e culture provenienti dalle diverse regioni del mondo e, anche in questo modo, rispondere con un approccio universale positivo ai fenomeni degenerativi legati alla globalizzazione, come l’estremismo e il terrorismo internazionali.

Con la seconda vorrei segnalare l’assoluta importanza che temi come la risposta alle violenze e al terrorismo coinvolgano attori che hanno nel proprio dna i valori dello stato di diritto e del rispetto dei diritti umani di tutte le parti in causa. Viviamo una fase in cui la gravità e la vastità dei fenomeni di violenza organizzata stanno favorendo le spinte verso risposte securitarie che minano i principi del diritto internazionale e che considerano le garanzie un ostacolo al contrasto a quei fenomeni.

In questo contesto e in questi equilibri la cultura espressa da molti Paesi europei, Italia in testa, rappresenta un argine e un bilanciamento essenziali.

Un esempio evidente dell`importanza di tale impostazione emerge non solo dal contenuto dell’intervento italiano, ma con assoluta chiarezza dalla lettura dell’intervento di Maria Grazia Giammarinaro, capace di “non fare sconti” a nessuno, comprese le missioni di pace Onu, e di prospettare un approccio imbevuto dei valori in cui crediamo.

________________________

*I contenuti del presente intervento esprimono esclusivamente le posizioni personali dell’Autore.

1 Impossibile qui richiamare la ricchezza dei temi oggetto della conferenza annuale sulla questione femminile (CSW) tenutasi a New York nello scorso mese di Marzo.

 

27 giugno 2016
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